Podrecca-vittorio

Nel 1905, Vittorio Podrecca lasciò Cividale del Friuli (la città dove era nato nel 1883) e si trasferì a Roma, chiamatovi dal fratello Guido, critico musicale dell’“Avanti” e direttore, insieme al disegnatore Gabriele Galantara, dell’“Asino”, settimanale socialista e anticlericale. A Roma, Vittorio conseguì i diplomi di procuratore e di avvocato, professione che, in definitiva, non esercitò. Raccontava che, non appena nel suo studio, aperto a Roma, ebbe a parlare con il suo primo cliente, si accorse che non sarebbe mai riuscito a diventare patrono di chi avesse veramente commesso una colpa. Era qualcosa che ripugnava al suo sentimento morale.

Così cominciò a scrivere, a collaborare ai giornali e, nel 1911, a ventotto anni, fondò e diresse “Primavera”, “Rivista mensile per fanciulli e giovinette”, che uscì a numeri monografici sino al 1913. Invece delle solite storie avventurose di terra e di mare, i ragazzi potevano trovare sul mensile, ridotti e spiegati, i maggiori poemi dell’umanità, la storia dei grandi miti e le più importanti opere narrative dell’Ottocento. Redassero la rivista, o vi collaborarono, alcuni fra i più affermati scrittori del tempo, fra cui Luigi Capuana, Ada Negri, Giovanni Cena, Giuseppe Prezzolini, Massimo Gorki. Nella seconda annata, “Primavera” cominciò ad iniziare i ragazzi alla lettura di testi teatrali, pubblicando L’amore delle tre melarance, dalla fiaba di Carlo Gozzi, riduzione di Carlo Podrecca, L’uomo dal gran coltellaccio, fiaba drammatica dei selvaggi Ba-Ronga, a cura di Piero Jahièr, L’augellin Belverde, fiaba drammatica di Carlo Gozzi, riduzione di Carlo Podrecca.

Eletto presidente di una delle primissime Consociazioni orchestrali del nostro Paese, Vittorio Podrecca fondò, intanto, e diresse anche il periodico musicale “L’Italia Orchestrale”, e scrisse di critica d’arte e di musica in vari giornali e periodici. Nominato segretario del Liceo Musicale di Santa Cecilia di Roma, vi rimase alcuni anni a fianco dei maestri Marco Enrico Bossi e Ottorino Respighi. A Santa Cecilia conobbe il giornalista russo Alessandro Amfiteatrov, che gli procurò le partiture di alcune fiabe del compositore russo Cesare Kjui (noto in Occidente come Cesare Cui), fondatore, insieme con Balakirev, del Gruppo dei Cinque, create per il repertorio del teatro di marionette di Leningrado.

Fu così che, nel ricordo degli spettacoli di marionette e burattini che avevano incantato i suoi anni infantili, Podrecca cominciò a dedicare le sue ore libere all’idea di un teatro di marionette. Lo realizzò, finalmente, nel febbraio del 1914, in società con Luigi Fornaciari, rappresentante della Casa Ricordi. Fornaciari, oltre a disporre di qualche capitale, aveva preso in affitto l’ex scuderia del palazzo dei principi Odescalchi a Roma e, con il nome di Sala Verdi, l’aveva adibita a sala di concerti. Terzo socio fu il marionettista napoletano Giovanni Santoro, direttore della Compagnia “I Fantocci di Santoro”, che aveva già dato molti spettacoli in Italia e all’estero.

La nuova istituzione fu chiamata “Teatro dei Piccoli” (ambivalente dizione a significare sia i naturali destinatari degli spettacoli, sia le dimensioni dei protagonisti, degli “attori”, i Piccoli appunto). Il Santoro mise a disposizione, oltre alle marionette, tutto il suo repertorio che, insieme a vari numeri di varietà, comprendeva la rivista Napoli e piccole opere come La serva padrona di Pergolesi, con la quale fu inaugurato il teatro, Il Campanello di Donizetti, e tante altre, cui davano voce, dietro le quinte, tenori, soprani e baritoni. Gli amici che Vittorio Podrecca si era fatto, nel corso delle sue molteplici attività, contribuirono finanziariamente alla nascita dei Piccoli. Lo stipendio percepito dal Podrecca in quel tempo, come segretario di Santa Cecilia, non sarebbe stato sufficiente, infatti, neppure per iniziare.

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La storia di Podrecca si intreccia poi con un’altra grande famiglia italiana, i Vergani.